Quando si parla di endometriosi, l’alimentazione è diventata uno dei temi più discussi. Glutine, latticini, zuccheri, carboidrati fermentabili, alimenti considerati “infiammatori”: nella ricerca di un maggiore controllo sui sintomi, è facile imbattersi in indicazioni molto diverse tra loro e, talvolta, in regimi alimentari caratterizzati da numerose esclusioni.
Negli ultimi anni anche la ricerca scientifica ha rivolto crescente attenzione al rapporto tra nutrizione ed endometriosi. Gli studi più recenti stanno contribuendo a delineare meglio questo rapporto, ma il punto di partenza rimane essenziale: oggi non esiste una dieta specifica che abbia dimostrato di curare l’endometriosi o di modificarne con certezza l’evoluzione.
Il ruolo della nutrizione va quindi letto in una prospettiva diversa. Non come terapia universale della patologia, ma come uno degli strumenti che possono contribuire alla salute generale e, in molte pazienti, alla gestione di specifiche componenti della sintomatologia.
La domanda diventa allora più precisa: dove può intervenire concretamente la nutrizione e che cosa ci permettono di affermare le conoscenze disponibili oggi?
Perché alimentazione ed endometriosi vengono studiate insieme

L’endometriosi è una patologia cronica estrogeno-dipendente caratterizzata da una fisiopatologia complessa, nella quale sono coinvolti infiammazione, stress ossidativo, risposta immunitaria, metabolismo ormonale e meccanismi legati alla modulazione del dolore.
È in questo contesto che nasce l’interesse per la nutrizione. La composizione della dieta può infatti interagire, attraverso vie differenti, con diversi sistemi biologici: gli acidi grassi con i mediatori dell’infiammazione, le fibre e altri substrati alimentari con il microbiota intestinale, alcuni micronutrienti e composti bioattivi con i sistemi antiossidanti e l’alimentazione nel suo complesso con il metabolismo energetico e ormonale.
Le revisioni pubblicate nel 2026 raccolgono numerosi dati su queste possibili interazioni e mostrano perché la nutrizione rappresenti oggi un’area di ricerca rilevante nell’endometriosi.
Resta però fondamentale distinguere due livelli: la plausibilità biologica di un meccanismo e la dimostrazione di un beneficio clinico non sono la stessa cosa. Sapere che un determinato nutriente può intervenire su una via metabolica o infiammatoria non significa, da solo, poter concludere che aumentarne o ridurne l’assunzione migliori l’endometriosi.
È proprio su questa distinzione che dovrebbe fondarsi ogni indicazione nutrizionale.
Endometriosi e intestino: sintomi diversi, meccanismi che possono sovrapporsi
Il rapporto con l’apparato gastrointestinale è particolarmente rilevante perché dolore addominale, gonfiore, stipsi, diarrea, alterazioni dell’alvo, nausea e difficoltà nella defecazione sono frequentemente riportati dalle persone con endometriosi.
La presenza di questi disturbi non è necessariamente spiegata da un’unica causa.
In alcune pazienti può esserci un coinvolgimento intestinale della malattia o la presenza di aderenze. In altre possono contribuire alterazioni della motilità, ipersensibilità viscerale, disfunzioni del pavimento pelvico o una sintomatologia con caratteristiche simili a quelle osservate nella sindrome dell’intestino irritabile.
Parallelamente, la ricerca sta approfondendo il dialogo tra microbiota intestinale, sistema immunitario, metabolismo degli estrogeni e sistema nervoso. Si tratta di sistemi biologici strettamente interconnessi, capaci di influenzare la risposta infiammatoria, la funzione intestinale e la percezione del dolore.
Questo non attribuisce all’intestino un ruolo causale nell’endometriosi. Aiuta piuttosto a comprendere perché, nella stessa paziente, possano coesistere diversi fattori responsabili dei sintomi e perché il trattamento ginecologico della malattia non determini necessariamente la completa risoluzione della componente gastrointestinale.
È proprio in questo spazio che alcuni interventi nutrizionali possono trovare un’indicazione specifica.
Low-FODMAP ed endometriosi: quale ruolo nella gestione dei sintomi

Tra gli approcci più studiati negli ultimi anni rientra la dieta low-FODMAP.
Con il termine FODMAP si indicano carboidrati a catena corta scarsamente o incompletamente assorbiti nell’intestino tenue che, in soggetti predisposti, possono aumentare il contenuto di acqua nel lume intestinale e la produzione di gas attraverso la fermentazione. La loro riduzione è già utilizzata come strategia nutrizionale nella sindrome dell’intestino irritabile.
Nel 2026 una revisione sistematica pubblicata su Nutrients ha valutato specificamente il suo impiego nelle donne con endometriosi e sintomi gastrointestinali.
La letteratura disponibile è ancora quantitativamente contenuta: la revisione ha identificato cinque report clinici, comprendenti un trial randomizzato crossover, due studi prospettici non randomizzati, un audit retrospettivo e un case report.
Nel trial randomizzato, 28 giorni di dieta low-FODMAP hanno determinato una maggiore risposta dei sintomi gastrointestinali rispetto a una dieta di controllo nutrizionalmente comparabile. Anche gli altri lavori hanno riportato miglioramenti in alcuni disturbi, tra cui gonfiore, dolore addominale, stipsi, alterazioni intestinali di tipo IBS e alcuni aspetti della qualità di vita.
Il dato più importante riguarda però l’obiettivo dell’intervento.
La low-FODMAP può essere considerata in pazienti selezionate per la gestione della componente gastrointestinale. Gli studi disponibili non ne dimostrano invece un effetto diretto sulle lesioni endometriosiche o sulla progressione della malattia e non ne supportano l’impiego come sostituto delle terapie indicate per l’endometriosi.
Proprio perché comporta una fase iniziale di restrizione, un percorso low-FODMAP dovrebbe essere impostato e seguito insieme a un professionista della nutrizione, che possa verificarne l’effettiva indicazione, mantenere un adeguato apporto nutrizionale e guidare correttamente le successive fasi di reintroduzione e personalizzazione.
La fase di restrizione è solo una parte del percorso
Uno degli aspetti più facilmente fraintesi della dieta low-FODMAP riguarda proprio il significato della restrizione.
La riduzione iniziale degli alimenti ad alto contenuto di FODMAP non rappresenta il punto di arrivo. È una fase temporanea che consente di osservare la risposta dei sintomi.
A questa dovrebbe seguire una reintroduzione graduale e strutturata, utile a individuare quali gruppi di FODMAP e quali quantità siano effettivamente tollerati o associati alla comparsa dei disturbi. L’ultima fase consiste quindi nella personalizzazione dell’alimentazione sulla base della risposta individuale.
L’obiettivo finale è conservare il massimo grado possibile di varietà alimentare compatibilmente con il controllo dei sintomi.
Una restrizione protratta senza una reale indicazione rischia infatti di trasformare uno strumento terapeutico temporaneo in un’alimentazione inutilmente limitata.
Fibre, microbiota e metabolismo degli estrogeni
Un altro ambito di crescente interesse riguarda le fibre alimentari.
La review pubblicata nel 2026 dedicata specificamente a questo tema analizza diversi possibili meccanismi attraverso i quali le fibre potrebbero avere rilevanza nell’endometriosi.
Il primo riguarda il microbiota. Le fibre rappresentano un substrato per la fermentazione batterica e possono contribuire alla produzione di metaboliti biologicamente attivi, oltre a influenzare la composizione e l’attività della comunità microbica intestinale.
Un secondo elemento riguarda il metabolismo degli estrogeni. Intestino e microbiota partecipano infatti ai processi che ne regolano trasformazione ed eliminazione e possono intervenire nel loro ricircolo enteroepatico.
A questi aspetti si aggiungono i possibili effetti sui meccanismi infiammatori e metabolici.
Gli studi osservazionali hanno evidenziato associazioni di interesse per un’alimentazione ricca di fibre provenienti da frutta, verdura e cereali integrali, mentre gli studi di intervento rimangono ancora numericamente più limitati.
Anche in questo caso, quindi, il dato non va tradotto nell’indicazione ad aumentare indiscriminatamente le fibre. Quantità, tipologia e tollerabilità devono essere considerate insieme, soprattutto nelle pazienti che presentano gonfiore, dolore addominale o importanti alterazioni dell’alvo.
Dieta mediterranea: il valore del modello alimentare complessivo
Guardare a un singolo alimento o nutriente può essere riduttivo. Per questo una parte crescente della ricerca si sta concentrando anche sui pattern alimentari nel loro insieme.
Tra i pattern alimentari che hanno ricevuto maggiore attenzione rientra la dieta mediterranea, caratterizzata dalla prevalenza di alimenti di origine vegetale, frutta e verdura, cereali, legumi, olio extravergine di oliva e fonti di acidi grassi insaturi, insieme a un elevato apporto di fibre e composti bioattivi.
Gli studi analizzati nelle revisioni più recenti riportano risultati di interesse sul dolore e su alcuni aspetti della sintomatologia, pur senza consentire di definire la dieta mediterranea come una terapia specifica dell’endometriosi.
Il suo valore va quindi collocato in un quadro più ampio: la qualità complessiva dell’alimentazione, l’adeguatezza energetica e nutrizionale e la varietà della dieta rappresentano elementi centrali della salute, anche quando si convive con una patologia cronica.
Questo approccio è molto diverso dalla ricerca di un singolo alimento “infiammatorio” da eliminare.
Stato nutrizionale e peso corporeo: aspetti da non trascurare

Dolore persistente e disturbi gastrointestinali possono portare, nel tempo, a modificare profondamente l’alimentazione nel tentativo di individuare ciò che peggiora i sintomi.
Quando le esclusioni diventano numerose, può diventare più difficile garantire un apporto adeguato di energia, proteine, fibre, vitamine e minerali. Per questo la valutazione dello stato nutrizionale assume un ruolo particolarmente importante nei percorsi che prevedono modifiche sostanziali della dieta.
Un ulteriore elemento di interesse arriva da una systematic review con meta-analisi pubblicata nel 2026, che ha analizzato sei studi per un totale di 2.274 donne con endometriosi.
Nell’analisi, le donne sottopeso presentavano una maggiore probabilità di dismenorrea rispetto sia alle donne non sottopeso sia alle normopeso, con odds ratio rispettivamente di 1,38 e 1,39.
Il risultato descrive un’associazione e non permette di stabilire che il sottopeso sia causa del dolore o che un aumento di peso possa ridurre la dismenorrea.
Richiama tuttavia l’attenzione su un aspetto clinicamente rilevante: peso corporeo, introito energetico e adeguatezza nutrizionale meritano di essere considerati all’interno della valutazione complessiva della persona con endometriosi, soprattutto quando sono già presenti importanti limitazioni alimentari.
Dalla sintomatologia alla strategia nutrizionale
Il quadro che emerge dalla letteratura più recente non identifica un unico modello alimentare valido per tutte le persone con endometriosi.
L’intervento dovrebbe partire piuttosto dal problema che si intende affrontare. Una paziente con gonfiore, dolore addominale e alterazioni dell’alvo di tipo IBS-like può avere indicazioni diverse rispetto a una paziente nella quale la componente gastrointestinale è marginale. Allo stesso modo, lo stato nutrizionale, la qualità complessiva della dieta, le terapie in corso e le tolleranze individuali contribuiscono a definire obiettivi differenti.
La valutazione dovrebbe quindi considerare quali sintomi predominano, se esiste una relazione riproducibile con determinati alimenti o pasti, quale sia l’adeguatezza dell’alimentazione di partenza e come la persona risponda agli interventi introdotti.
A questi elementi si aggiunge un altro aspetto fondamentale: la sostenibilità del percorso nutrizionale nel tempo. Un intervento può essere razionale sul piano teorico, ma perdere valore se è eccessivamente complesso, difficile da mantenere, poco compatibile con la vita quotidiana o tale da compromettere varietà, adeguatezza nutrizionale e qualità di vita.
È questa lettura complessiva, più che l’applicazione di uno schema predefinito, a consentire di costruire una strategia nutrizionale realmente personalizzata, sostenibile e integrata con il percorso clinico.
Conclusioni
Le evidenze più recenti aiutano a collocare la nutrizione in modo più preciso all’interno della gestione dell’endometriosi. Il suo ruolo non coincide con quello di una terapia della malattia, ma può diventare rilevante quando l’intervento è costruito su obiettivi specifici, sul quadro sintomatologico e sullo stato nutrizionale della persona.
Ciò che emerge con maggiore chiarezza è la necessità di superare approcci standardizzati. Una strategia nutrizionale ha valore quando è appropriata rispetto al problema da affrontare, nutrizionalmente adeguata, sostenibile nella quotidianità e compatibile con il percorso terapeutico in corso.
La nutrizione può quindi rappresentare uno strumento concreto all’interno di una presa in carico multidisciplinare, purché venga utilizzata con un obiettivo definito, monitorata nel tempo e costruita con il supporto di un professionista della nutrizione.
Articolo a cura di Dott. Alessio Fabbricatore, Biologo Nutrizionista e Dott. Valerio Galasso, Biologo Nutrizionista
Fonti:
- Apelian S, Taylor HS. Association between Body Mass Index and Dysmenorrhea in Women with Endometriosis: A Systematic Review and Meta-Analysis. Gynecol Obstet Invest. 2026 Feb 27:1-11. doi: 10.1159/000551182. PMID: 41758738.
- Watrowski R, Kostov S, Schäfer SD, Juhasz-Böss I, Palumbo M, Sparić R, Mereu L, Vitale SG, Alkatout I. Low-FODMAP Diet for Gastrointestinal Symptoms in Endometriosis: A Systematic Review. Nutrients. 2026 Jul 3;18(13):2164. doi: 10.3390/nu18132164. PMID: 42451164; PMCID: PMC13364091.
- Wilder LH, Cabre HE, Dickey MS, Redman LM. Endometriosis: pathophysiology and the potential role of diet. Adv Physiol Educ. 2026 Mar 1;50(1):146-153. doi: 10.1152/advan.00198.2025. Epub 2025 Dec 12. PMID: 41385548; PMCID: PMC12796790.
- Boroncsok D, Filó A, Török M, Vágó H, Ács N, Sobel G. The Role of Lifestyle and Diet in the Treatment of Endometriosis: A Review. Nutrients. 2026 Jan 1;18(1):142. doi: 10.3390/nu18010142. PMID: 41515258; PMCID: PMC12787854.
- Czerniak J, Ciebiera M, Zeber-Lubecka N, Olcha P. Dietary Fiber in Endometriosis: Mechanisms, Evidence, and Potential Clinical Benefits-Up-to-Date Review. Nutrients. 2026 Feb 21;18(4):690. doi: 10.3390/nu18040690. PMID: 41754207; PMCID: PMC12943093.
- Osińska D, Woźniak A, Woźniak S. The Role of Nutrition on the Pathogenesis of Endometriosis. Nutrients. 2026 Feb 16;18(4):646. doi: 10.3390/nu18040646. PMID: 41754163; PMCID: PMC12943014.

